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Informazioni sul paracetamolo e la Tachipirina

– Il paracetamolo è il principio attivo della Tachipirina, un farmaco utilizzato contro febbre e dolore.

– Non ha effetti antinfiammatori in quanto non è un FANS e agisce sulla COX-3 anziché sulle prostagine dolorose.

– Il paracetamolo è considerato uno dei farmaci più sicuri sul mercato, ma può causare gravi danni al fegato se superata la dose giornaliera.

– Il fegato è responsabile della metabolizzazione del paracetamolo, con il citocromo P450 che aiuta a neutralizzare sostanze tossiche.

– Un metabolita del paracetamolo può essere potenzialmente pericoloso per il fegato, ma il glutatione agisce come “pompiere” per spegnere il fuoco della distruzione.

– In caso di sovradosaggio, il glutatione può esaurirsi, portando a danni epatici gravi.

– L’antidoto all’intossicazione da paracetamolo è l’N-acetil cisteina.

# Dosaggio e precauzioni

– Anche se matematicamente prendere due compresse da 500 mg di Tachipirina sembra equivalere a 1000 mg, dal punto di vista farmacologico non è così.

– A causa delle percentuali perse durante la distruzione della forma farmaceutica, l’assorbimento e il metabolismo, prendere due compresse potrebbe non essere conveniente.

– Se si ha solo la febbre, è consigliabile continuare con la dose da 500 mg, evitando di prenderle contemporaneamente.

– È preferibile prendere una compressa e aspettare almeno 4 ore prima di assumerne un’altra, per un abbassamento della temperatura più controllato.

Queste informazioni sono importanti per comprendere meglio l’effetto del paracetamolo e per evitare possibili danni al fegato dovuti a un uso scorretto della Tachipirina.

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Numero di massa e numero atomico:

Numero atomico Z e numero di massa A sono due metodi per quantificare quante particelle subatomiche sono presenti nel nucleo di ogni atomo. Il primo riferito ai protoni, il secondo alla somma dei protoni e dei neutroni. Permettono di identificare con sicurezza gli elementi chimici o i diversi isotopi di uno stesso elemento. 

Questi due concetti sono molto utili anche nella lettura della tavola periodica.

NUMERO ATOMICO Z   zX

 indica il numero di protoni (p+) presenti nel nucleo; atomi di uno stesso elemento hanno lo stesso numero di protoni.

A un determinato numero atomico corrisponde un determinato elemento ed ad ogni elemento corrisponde un determinato numero atomico  tutti gli atomi di azoto hanno numero atomico 7 e il numero atomico 7 è caratteristico dell’atomo di azoto. Nella tavola periodica gli elementi sono ordinati in base all’ordine crescente del numero atomico.

In un atomo neutro il numero di protoni è uguale al numero di elettroni, quindi il numero atomico in questo caso indica anche il numero di elettroni. 

 

NUMERO DI MASSA A  A

indica la somma tra neutroni e protoni (nucleoni). Dal numero atomico si può ricavare il numero di massa una volta noto il numero di neutroni. La formula è A = Z + n (neutroni). Partendo dal nome degli isotopi si può ottenere il numero dei neutroni una volta noti A e Z. 

ISOTOPI atomi con stesso numero atomico Z ma diverso numero di massa A , Il nome dell’isotopo indica proprio il numero di massa: il carbonio-12 ha A pari a 12, il carbonio-13 ha A = 13 e così via.

 

In sintesi, se due atomi hanno Z uguale sono dello stesso elemento. Se hanno anche A uguale fanno parte dello stesso isotopo. Se Z è uguale e A diverso, sono parte di isotopi diversi dello stesso elemento, l’idrogeno ha tre isotopi: prozio, deuterio e trizio che tutti hanno un solo protone ma si differenziano per il numero di neutroni che corrisponde a 1 nel prozio, 2 nel deuterio e 3 nel trizio.

 

conoscendo il numero di massa e quello atomico possiamo calcolare il numero di neutroni n°:

n°= A-Z 

 

esercizio

 

un atomo ha numero atomico  Z=17 e numero di massa  A= 37. Calcolare quanti neutroni ha e a quale atomo corrisponde?

svolgimento

 

n°=A-Z= 37-17=20 quindi il numero di neutroni è 20

consulto la tavola periodica , cerco elemento che ha numero di massa 37 e numero atomico 17 e risalgo al cloro, 17Cl.

 

esercizio

 

un atomo è composto da 26 protoni e 30 neutroni. calcola numero atomico e numero di massa. di che atomo si tratta.

 

svolgimento

numero atomico  Z = 26 numero di protoni

numero di massa  A = p+n = 26 + 30 = 56 

consultando la tavola periodica  risalgo al 26Fe

 

Il numero di massa  se espresso sotto forma di unità di massa atomica (u.m.a.) è uguale al peso atomico. La massa delle due particelle è pressoché uguale, 1,672×10−27 kg per i protoni e 1,674×10−27 kg per i neutroni. Quella degli elettroni invece ammonta a 9,109×10−31 kg, 10.000 volte inferiore e dunque anche trascurabile. L’equivalenza è utile anche per il calcolo delle moli nelle reazioni chimiche.

 

Il nucleo rappresenta quasi l’intera massa dell’atomo, poiché il resto dello spazio è composto dagli orbitali degli elettroni. le particelle negative risultano di massa insignificante rispetto a quelle positive o neutre. La corrispondenza fra peso atomico e numero di massa (oltre che numero atomico) però vale essenzialmente per gli atomi allo stato neutro.

Il motivo è che se per convenzione gli elettroni non contano nel calcolo, occorre che la standardizzazione sia uguale per tutti gli atomi. Allo stato neutro elettroni e protoni sono presenti nello stesso numero. Le forme ioniche invece prevedono che venga perso  acquisito un elettrone, quindi seppur lievissima ci sarà una differenza.

Il raggio atomico può variare, ma la sua massa resterà sempre riferita al nucleo compatto al centro. Maggiore sarà il numero atomico, minore sarà il raggio poiché più protoni equivalgono ad una maggiore attrazione verso il nucleo degli elettroni.  Viceversa, minore sarà Z e maggiore sarà il raggio. In questo non interviene il numero di massa, poiché i neutroni non hanno carica.

Più è alto Z, maggiore sarà anche l’elettronegatività dell’atomo, ossia la sua tendenza ad acquisire elettroni di valenza. Questo perché la forte carica positiva attirerà maggiormente le particelle negative. Un numero atomico inferiore invece corrisponderà a una minore elettronegatività. 

Più protoni nel nucleo significa che anche il potenziale di ionizzazione aumenta di pari passo con l’aumento di Z. Si tratta dell’energia necessaria a togliere un elettrone dall’orbitale più esterno di un atomo. Un numero atomico più alto indica che serve maggiore dispendio di energia. Uno più basso indica minore attrazione fra elettroni e nucleo, più debole da spezzare.

 

numero di massa e numero atomico

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Mai sentito parlare di cosmetici a base di canapa?

Sì! hai capito bene, sto proprio parlando della famosa fogliolina a sette punte conosciuta in tutto il mondo per i suoi effetti “rilassanti”.

Il CBD sembra essere un ingrediente portentoso per la pelle di viso e corpo. Certo, se esistesse davvero un ingrediente magico, e per giunta naturale, in grado di eliminare rughe, occhiaie, brufoletti e chi più ne ha più ne metta sarebbe la panacea della cosmesi!

CHE COS’È IL CBD?

La storia della cannabis ha origini davvero antiche. Già in epoche lontane, questa pianta veniva seminata e raccolta in vari Paesi del mondo per produrre beni alimentari, fibre tessili e creare medicine naturali. Con il passare del tempo, però, la cannabis venne soppiantata da altre coltivazioni e la memoria dei suoi numerosi utilizzi andò lentamente perdendosi. Ciò fu ulteriormente favorito dall’introduzione di leggi contro il consumo e la commercializzazione di maijuana per scopi ricreativi.

Tuttavia, negli ultimi anni, la canapa sta vivendo un processo di rivalutazione a tutto tondo e le sue applicazioni in campo industriale e scientifico si stanno moltiplicando.

In particolare, nell’ambito medico, l’attenzione odierna pare concentrarsi sui derivati della Cannabis Sativa, o meglio, sull’estrazione e l’utilizzo di una delle principali sostanze chimiche di cui si compone la pianta: il CBD, in quanto estratto ricco di proprietà.

Detto anche cannabidiolo, è un composto chimico naturale presente nella pianta di cannabis.

Diversamente dal famoso THC (anch’esso naturalmente presente nella cannabis), il cannabidiolo non presenta effetti psicotropi sull’organismo, non crea assuefazione e sembra possedere delle caratteristiche potenzialmente benefiche che lo potrebbero rendere adatto a una vasta gamma di applicazioni terapeutiche per il corpo e per la psiche.

A questo proposito, dal punto di vista prettamente dermatologico, alcune evidenze precliniche sembrano suggerire che l’applicazione topica di CBD possa essere efficace per alcuni disturbi della pelle, come eczema, psoriasi, dermatite e altre condizioni infiammatorie.

Inoltre, di recente, il cannabidiolo è stato aggiunto nel CosIng (un database della Commissione Europea che racchiude le informazioni sulle sostanze e gli ingredienti cosmetici) in quanto materia sicura e utilizzabile nella formulazione di prodotti cosmetici anti-sebo, antiossidanti e protettivi.

sarà forse il CBD la nuova panacea di tutti i “mali” cutanei?

È ancora presto per dirlo. Fatto sta che sempre più aziende cosmetiche stanno producendo creme, sieri e trattamenti a base di CBD per la cura e bellezza quotidiana della pelle di viso e corpo. Ma quali sono i reali effetti di questa sostanza per uso topico, se applicata quotidianamente?

CREMA AL CBD SULLA PELLE: QUALI SONO GLI EFFETTI?

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Potremmo dire che il CBD è praticamente la nuova tendenza del mondo beauty. Infatti sono sempre di più i prodotti in vendita che, tra i principi attivi, vantano la presenza di cannabidiolo.

Ma applicare tutti i giorni prodotti a base di CBD sulla pelle, che benefici può apportare?

Dal punto di vista prettamente medico, alcuni studi confermano che l’estratto di CBD sotto forma di olio, quando addizionato a prodotti formulati e registrati come medical devices, può aiutare a:

  • Prevenire l’indebolimento della barriera cutanea;

  • Combattere la disidratazione e secchezza della pelle, e regolare la produzione di sebo;

  • Ridurre il rossore, il dolore e il gonfiore associati all’acne infiammatoria e ad altre patologie o irritazioni cutanee come la psoriasi.

 

 

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Lo speziale

 

 

Lo speziale,  diretto erede dei ‘rizotomi’ ed ‘erborarii’ , nonché dell’ ‘apothecarius’ dell’epoca romana, lo speziale era innanzitutto un maestro preparatore di medicine. La sua arte era suddivisa in quattro soggetti principali:

  • la conoscenza dei medicamenti semplici, di origine minerale, vegetale o animale
  • la conoscenza della migliore ‘elezione’, ovvero delle buone caratteristiche organolettiche, dei medicamenti semplici affinché da essi si traessero le migliori proprietà terapeutiche richieste
  • la loro raccolta, conservazione e preparazione
  • la ‘composizione’ ossia l’arte di mescolare i medicamenti semplici per ottenere i medicinali ‘composti’, e la loro corretta conservazione fino al momento della somministrazione.

 

L’attività dello speziale costituiva un vero e proprio universo: era un imprenditore, un artigiano e un mercante, allo stesso tempo.

Nella compravendita dei prodotti e delle materie prime egli affiancava alla cultura, l’esperienza nella tecnica farmaceutica e la conoscenza delle pratiche mercantili.

Sul piano sociale, la professione dello speziale era considerata una via di mezzo tra l’occupazione intellettuale (come quella del medico e del notaio) e le attività legate al commercio e artigianato. 

Ad uno speziale si richiedeva, in genere, qualche anno di apprendistato in una bottega e l’esercizio dell’attività implicava un vasto patrimonio di conoscenze e una certa professionalità.

Gli speziali erano in genere paragonati ai medici: a Firenze, ad esempio, facevano parte della stessa corporazione che rappresentava una delle Arti Maggiori della città.

COME SI DIVENTA SPEZIALE?

In epoca alto medievale lo speziale aveva appreso la sua arte da un altro speziale che lo aveva accolto come discepolo nella sua bottega. Ne conseguiva che non sempre le ‘medicine’ erano preparate da individui competenti a sufficienza.

Uno dei documenti di una certa importanza è l’Ordinanza Medicinale emanata da Federico II intorno al 1240. Gli statuti degli speziali prescrivevano l’obbligo di iscrizione alla corporazione per tutti coloro che maneggiavano spezie e confezionavano medicinali, proibendo a chiunque di tenere a casa le materie prime utili per realizzare medicinali e medicamenti. 

l’Arte degli speziali della Repubblica di Siena  dette le sue regole  per iscritto nel 1355 (Breve degli Speziali: Arch. di Stato di Siena, fondo Arti 132).  Chi volesse esercitare la professione di Maestro speziale, ovvero conduttore di spezieria, dovesse essere esaminato da una commissione  composta dai tre Rettori e dal Camarlengo dell’Arte, da tre speziali scelti uno per ciascun terziere della città, e da tre medici.

A Firenze i farmacisti costituivano il membro minore della potente corporazione dei medici e degli speziali. L’iscrizione all’albo richiedeva alcuni anni di tirocinio, l’approvazione dei Maestri dell’Arte (spesso un vero e proprio esame!), il giuramento di esercitare la professione bene e lealmente e il pagamento di una tassa alla corporazione. Una volta superato l’iter obbligatorio, lo speziale veniva dotato di un marchio con cui doveva sigillare i prodotti che uscivano dalla sua bottega. 

A Siena , con un editto del Granduca Cosimo III de’ Medici del 1706, venne fatto obbligo a chi voleva esercitare la professione di speziale, ed essere ammesso all’Arte, di aver frequentato per almeno tre anni le lezioni di un ‘Semplicista’ presso lo ‘Studium’, cioè l’Università, e avere superato positivamente la sua valutazione finale.

DI CHE COSA SI OCCUPAVA UNO SPEZIALE?

Lo speziale svolgeva un’attività certamente molto articolata.

Nella Firenze del Tre-Quattrocento gli speziali rappresentavano una categoria moderatamente abbiente, con un tenore di vita discretamente alto; a Roma, negli stessi anni, molti speziali erano collegati alla curia pontificia ed erano anche banchieri, prestatori, commercianti all’ingrosso di preziose materie prime.

Nel XIV e nel XV secolo investivano i profitti in terre e in una svariata gamma di attività come l’acquisto di taverne, botteghe, macelli. società per la lavorazione del pellame e del cuoio, gestione di mulini e attività estrattive.

Gli Speziali, oltre a preparare essi stessi le medicine su prescrizione dei medici, vendevano le erbe, le droghe e le spezie necessarie alla preparazione dei medicinali, che i medici si volevano preparare da soli. Ma le ‘spezie’ erano usate anche per scopi alimentari. Per cui si deve credere che la bottega dello speziale fosse frequentata non solo da chi necessitava di medicine per gli infermi, ma anche da coloro che usavano le spezie per insaporire le loro vivande. Alcuni speziali si cimentavano poi nella preparazione di dolci ricchi di spezie come i biricuocoli e il panforte.

Gli speziali smerciavano anche profumi ed essenze e i colori per tintori e pittori. Vendevano inoltre la cera per le candele, il sapone, lo spago, la carta da scrivere e l’inchiostro.

Insomma, la bottega dello speziale era un po’ un insieme di farmacia, di profumeria, di pasticceria, di mesticheria e di cartoleria. Fatto sta che dalla vendita di tutte queste merci derivava grande prosperità economica per lo speziale ed il suo era considerato uno dei mestieri più redditizi.

La pratica farmaceutica non era la sola attività degli speziali e la maggior parte degli statuti corporativi cittadini, dal Trecento in poi, si preoccupava di definire dettagliatamente quali fossero i loro ambiti di competenza e i prodotti sui quali avevano l’esclusiva di vendita.

GARANTIRE LA QUALITÀ

Le disposizioni corporative di ogni città erano particolarmente preoccupate di tutelare la qualità dei prodotti. Si proibiva, così, di vendere, zafferano adulterato , cera di cattiva qualità, mescolata a grassi, oli e trementina, confetture contenenti amido o riso, e soprattutto medicinali contraffatti, pena aspre multe e il sequestro dei beni.

I medicinali – soprattutto teriache ( a base di oppio,  usato anche come antidoto per il veleno), unguenti, lattovari (polveri a cui venivano aggiunti sciroppi o miele), cerotti, sciroppi – dovevano essere confezionati secondo quanto disposto dal Collegio dei Fisici o dai consoli degli speziali, e venire sigillati con il marchio della bottega che li aveva prodotti. 

A Firenze e a Pistoia la corporazione esercitava un rigido controllo sulla qualità dei medicinali prevedendo che “veditori” o “saggiatori” facessero ispezioni periodiche, testandoli e verificando la condizione dei locali e delle scaffalature della farmacia.

Precauzioni  venivano imposte per la produzione e la vendita dei veleni, che non potevano assolutamente essere consegnati a schiavi, a servitori o a ragazzi di età inferiore ai venti anni o a prostitute.

Potevano essere vendute solo dal maestro speziale o dal capo dell’officina e sempre dietro prescrizione medica.

Vi erano anche specifiche norme per evitare frodi legati ai pesi e alle misure. I “taratori” controllavano periodicamente  la precisione delle bilance,  le taravano alle bilance di riferimento della corporazione e queste tarate su quelle del Comune.

Anche l’ubicazione dei locali della farmacia aveva una grande importanza nel garantire la buona preparazione dei prodotti e la loro conservazione.

Preparare unguenti, sciroppi, medicinali, creme di bellezza, richiedeva una particolare attenzione sia dal punto di vista igienico, della pulizia , della  ampiezza, luminosità ed areazione.

Nelle vicinanze non dovevano esserci esercizi commerciali come tintorie, macellerie e concerie.