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LA BELLEZZA NEL MEDIOEVO

 

 

“Ha il corpo ben fatto, i fianchi stretti, il collo più bianco della neve su un ramo. I suoi occhi sono grigio-azzurri, il viso chiarissimo, la bocca gradevole e il naso regolare. Ha le sopracciglia brune, la fronte ampia, i capelli riccioluti e biondissimi. Alla luce del giorno sono più luminosi dell’oro” (Marie de France, riferendosi all’ ideale di bellezza del 1100 d. C.)

Durante il Medioevo, la morale cristiana impose costumi rigorosi e di castità che si riflettevano nella vita di tutti i giorni, tra cui la cura del corpo.

Tutto ciò che riguardava bellezza e vanità veniva considerato diabolico e sacrilego, quindi, quando si pensa alla donna medievale, si ha l’immagine di una bellezza dimessa, timorata di Dio, con poca cura dell’estetica.

La Chiesa giocò sì un ruolo fondamentale nel determinare usi e costumi di uomini e donne durante i secoli “oscuri”, ma, come accade oggi, non sempre i preconcetti cristiani venivano seguiti alla lettera.

 

La cosmesi nel Medioevo era influenzata dalle pratiche e credenze del tempo, con l’uso di vari ingredienti naturali e preparazioni per la cura del corpo e la bellezza. Ecco un quadro generale di come veniva trattata la cosmesi in quel periodo:

 

Ingredienti e prodotti

– Erbe e Piante: Molte erbe e piante venivano utilizzate per le loro proprietà curative e cosmetiche. Camomilla, rosmarino, salvia, e lavanda erano comuni.

– Unguenti e Oli: Gli unguenti a base di grassi animali o oli vegetali venivano mescolati con erbe e spezie per creare profumi e balsami per la pelle.

– Minerali: L’uso di minerali come la biacca (carbonato di piombo) per sbiancare la pelle era comune, nonostante i rischi per la salute.

– Cosmetici Fatti in Casa: Le donne spesso preparavano i propri cosmetici usando ricette tramandate.

 

Cura della Pelle e dei Capelli 

Per mantenere il viso pulito e radioso, si utilizzava l’acqua addizionata con ingredienti naturali in base a ricette riportate su antichi manuali o derivate dalla saggezza popolare.

La donna medievale odiava quanto noi la peluria e, per questo, utilizzava una ceretta a base di arsenico e calce viva o inseriva un ago rovente nel bulbo pilifero per bruciare l’origine del pelo.

I bagni pubblici vennero imputati dalla Chiesa di essere focolai del vizio, facendo in parte decadere le consuetudini igieniche: i bagni privati venivano utilizzati raramente, meno di una volta alla settimana, e soprattutto da malati e convalescenti.

Quotidianamente ci si lavava le parti esposte: viso e mani.

Le donne italiane non sono mai state in prevalenza bionde, ma i rapporti con le popolazioni germaniche diffusero la moda dei capelli dorati nella penisola. Quasi tutte le donne si schiarivano i capelli con una mistura di tuorlo d’uovo, zafferano, fiori di ginestra e corteccia di sambuco, mentre le nobildonne tagliavano i capelli ai giovani paggetti biondi per indossarli e camuffare la chioma scura, pratica antenata delle moderne extension.

Inizialmente il monito della Chiesa ebbe la meglio sulle acconciature, imponendo cuffie e veli che nascondessero totalmente i capelli per le donne e capelli tagliati in tondo per gli uomini; ma ciò non impedì che si diffondesse l’uso di pietre preziose su chiome che arrivavano fino alle ginocchia.

 

– Bagni e Detersione: I bagni, spesso in acqua calda con erbe, erano una pratica di igiene e rilassamento. La pulizia era importante per prevenire malattie.

– Capelli: Gli oli per capelli, come quello di oliva e mandorle, erano usati per mantenere i capelli lucenti e sani. Acconciature elaborate erano un segno di status sociale.

 

Make-up

Le restrizioni dettate dalla Chiesa influirono anche sul make up delle donne, che in quel periodo diminuì drasticamente, ma le dame, amanti della pelle chiarissima, si servivano dei cosmetici per ottenerla.

La pelle diafana era considerata simbolo di nobiltà, mentre avere la pelle scura significava svolgere lavori all’aperto e quindi essere di una bassa classe sociale. Per schiarire la pelle venivano utilizzate delle paste simili agli attuali fondotinta, composte da ossidi di mercurio o argento misti a grassi vegetali o animali.

Sulle guance si applicava polvere di zafferano, mentre le labbra venivano colorate con radice di noce. Gli occhi non venivano truccati se non raramente dalle nobildonne. Era molto apprezzata la fronte alta e bombata, quindi le sopracciglia venivano completamente depilate.

 

– Pelle: Per avere un aspetto pallido, considerato segno di nobiltà, le donne usavano polveri bianche a base di piombo o farina.

– Occhi e Sopracciglia: Il carbone e altre sostanze scure venivano usate per delineare gli occhi e scurire le sopracciglia.

– Labbra e Guance: La robbia e altre piante tintorie venivano usate per colorare le labbra e le guance di rosso.

 

Profumi

– Aromi Naturali: I profumi erano spesso fatti con oli essenziali di fiori, erbe e spezie come la rosa, il gelsomino e il muschio.

– Sacchetti Profumati: Le persone portavano sacchetti di erbe aromatiche tra gli abiti per mantenersi profumati.

 

Influenze Culturali

– Cristianesimo: La religione influenzava pesantemente la percezione della cosmesi. La vanità era spesso vista come un peccato, quindi l’uso di cosmetici doveva essere moderato.

– Classi Sociali: La cosmesi era più elaborata tra le classi alte, che avevano accesso a ingredienti più costosi e metodi più sofisticati.

 

La cosmesi nel Medioevo era quindi un insieme di pratiche tradizionali, influenze culturali e religiose, con un forte legame con la natura e le risorse disponibili.

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Benefici del Sole per la Salute

Sentiamo sempre più parlare degli effetti dannosi dei raggi solari sulla pelle, spesso ignorando quale preziosa risorsa invece rappresentino per il cuore, le difese immunitarie e l’umore. Sai perché i benefici del sole, se preso con le giuste precauzioni, sono molti e interessano sia il corpo che la mente. Scopriamolo insieme!

Il sole ha benefici per la salute

Salute del Cuore:

  • Il sole favorisce la produzione di vitamina D, che è essenziale per la salute del cuore.

Benefici sull’Umore:

  • La luce solare stimola la produzione di serotonina, il “neurotrasmettitore del buonumore”, migliorando l’umore e riducendo lo stress.

Miglioramento delle Difese Immunitarie:

  • L’esposizione al sole aiuta a rafforzare il sistema immunitario, contribuendo a combattere le infezioni.

Sintesi della Vitamina D:

  • La pelle umana sintetizza la vitamina D grazie all’esposizione ai raggi solari, essenziale per la salute delle ossa e per prevenire alcune malattie.

Regolazione del Ritmo Circadiano:

  • La luce solare aiuta a regolare il ritmo sonno-veglia, favorendo un sonno di qualità e un maggiore benessere generale.

Benefici sulla Pelle:

  • L’esposizione moderata al sole può aiutare a migliorare alcune condizioni della pelle come l’acne e la psoriasi.

Ricordo sempre l’importanza di esporsi al sole in modo moderato e con le adeguate protezioni per evitare danni alla pelle.

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TACHIPIRINA, LA SUA STORIA


Molti sanno che Tachipirina è il nome commerciale del PARACETAMOLO,  però sanno che il paracetamolo, chiamato meno comunemente anche acetaminofene, è il prodotto del metabolismo umano di una sostanza piuttosto tossica: l’acetanilide, derivata dall’anilina. 

acetanilide

 

 

 


L’effetto antipiretico (contro la febbre) e antidolorifico dell’acetanilide fu scoperto casualmente, per un scambio di flaconi, da due medici tedeschi nel 1886, mentre stavano testando (pensate un po’) una sostanza chiamata naftalene come possibile vermifugo; stiamo parlando di prodotti ottenuti e derivati dal catrame di carbone! Sin da allora l’acetilanilide si rilevò molto tossica, tanto che nel 1906 la si dichiarò non più utilizzabile per uso farmacologico. Solo nel 1948 si scoprì che l’acetanilide viene metabolizzata dall’organismo con un processo di ossidazione e trasformata in due sostanze: il paracetamolo (in chimica: 4-acetammido-fenolo), che è il vero responsabile dell’azione terapeutica e in un altro prodotto, l’anilina. Quest’ultima è una sostanza estremamente tossica e causa la metaemoglobinemia (una forma di anemia in cui l’emoglobina viene danneggiata e resa incapace di trasportare l’ossigeno ai tessuti, con conseguente “cianosi”); l’anilina porta inoltre danni a fegato e reni.


E’ molto interessante notare come l’organismo tende a difendersi da sostanze aggressive e tossiche trasformandole, con il proprio meccanismo di autodifesa in sostanze inoffensive oppure più facilmente eliminabili. Alcuni di questi prodotti, tuttavia, mantengono o aumentano l’effetto terapeutico della sostanza di partenza. La moderna farmacologia individua, crea ed utilizza solo queste sostanze, evitando tutti gli effetti tossici dei precursori e liberando l’organismo dal difficile compito della disintossicazione. Il PARACETAMOLO è una di queste sostanze ed oggi è considerato un farmaco molto sicuro ed efficace, se utilizzato ai dosaggi raccomandati da medico, farmacista e foglietto illustrativo.

IL BISNONNO DELLA TACHIPIRINA
Il nome commerciale dell’acetanilide, questo primo precursore primordiale antipiretico e antidolorifico, era ANTIKAMNIA (letteralmente “contrario al dolore”).
L’Antikamnia venne commercializzata nel fine ‘800 in America e Europa, con campagne pubblicitarie “molto aggressive”, dalla omonima compagnia e proposta in varie formulazioni e composizioni che avevano diverse indicazioni terapeutiche.

Le varie specialità in cui era proposta l’Antikamnia comprendevano delle sostanze farmacologicamente molto potenti come  la codeina, chinino e persino morfina ed eroina. Queste sostanze erano aggiunte allo scopo di potenziarne gli effetti  antidolorifici miracolosi, ma se ne trascuravano o si minimizzavano gli effetti tossici, particolarmente evidenti in caso di abuso, come la dipendenza, l’assuefazione o la pericolosa inibizione del processo autonomo della respirazione. Molti furono i casi di intossicazione severa e perfino di morte. 
Per commercializzare in modo impattante l’Antikamnia,  venne pubblicata una serie di calendari ad effetto macabro, raffiguranti nei vari mesi alcuni  scheletri intenti al lavoro e al gioco.

Sicuramente erano del tutto inconsapevoli del fatto che lo stesso prodotto che stavano reclamizzando si sarebbe successivamente dimostrato in molti casi fatale!

PARACETAMOLO, IL NUMERO UNO
Oggi ovviamente utilizziamo solo il farmaco derivato, il PARACETAMOLO, o Tachipirina per i più.
Il paracetamolo dunque  si dimostra un ottimo farmaco antipiretico ed antidolorifico, tanto che lo si può somministrare efficacemente fin dalla primissima infanzia e persino in gravidanza. E’ molto efficace e sicuro se utilizzato alle dosi terapeutiche indicate dal medico, dal farmacista e dal foglietto illustrativo.
Tuttavia bisogna comunque fare molta attenzione, perché non è un farmaco esente da tossicità acuta, se utilizzato in modo improprio e ad alti dosaggi. Purtroppo questo è un fenomeno che in questi ultimi anni sta emergendo in maniera molto evidente, per la bassissima consapevolezza de.
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Lo speziale

 

 

Lo speziale,  diretto erede dei ‘rizotomi’ ed ‘erborarii’ , nonché dell’ ‘apothecarius’ dell’epoca romana, lo speziale era innanzitutto un maestro preparatore di medicine. La sua arte era suddivisa in quattro soggetti principali:

  • la conoscenza dei medicamenti semplici, di origine minerale, vegetale o animale
  • la conoscenza della migliore ‘elezione’, ovvero delle buone caratteristiche organolettiche, dei medicamenti semplici affinché da essi si traessero le migliori proprietà terapeutiche richieste
  • la loro raccolta, conservazione e preparazione
  • la ‘composizione’ ossia l’arte di mescolare i medicamenti semplici per ottenere i medicinali ‘composti’, e la loro corretta conservazione fino al momento della somministrazione.

 

L’attività dello speziale costituiva un vero e proprio universo: era un imprenditore, un artigiano e un mercante, allo stesso tempo.

Nella compravendita dei prodotti e delle materie prime egli affiancava alla cultura, l’esperienza nella tecnica farmaceutica e la conoscenza delle pratiche mercantili.

Sul piano sociale, la professione dello speziale era considerata una via di mezzo tra l’occupazione intellettuale (come quella del medico e del notaio) e le attività legate al commercio e artigianato. 

Ad uno speziale si richiedeva, in genere, qualche anno di apprendistato in una bottega e l’esercizio dell’attività implicava un vasto patrimonio di conoscenze e una certa professionalità.

Gli speziali erano in genere paragonati ai medici: a Firenze, ad esempio, facevano parte della stessa corporazione che rappresentava una delle Arti Maggiori della città.

COME SI DIVENTA SPEZIALE?

In epoca alto medievale lo speziale aveva appreso la sua arte da un altro speziale che lo aveva accolto come discepolo nella sua bottega. Ne conseguiva che non sempre le ‘medicine’ erano preparate da individui competenti a sufficienza.

Uno dei documenti di una certa importanza è l’Ordinanza Medicinale emanata da Federico II intorno al 1240. Gli statuti degli speziali prescrivevano l’obbligo di iscrizione alla corporazione per tutti coloro che maneggiavano spezie e confezionavano medicinali, proibendo a chiunque di tenere a casa le materie prime utili per realizzare medicinali e medicamenti. 

l’Arte degli speziali della Repubblica di Siena  dette le sue regole  per iscritto nel 1355 (Breve degli Speziali: Arch. di Stato di Siena, fondo Arti 132).  Chi volesse esercitare la professione di Maestro speziale, ovvero conduttore di spezieria, dovesse essere esaminato da una commissione  composta dai tre Rettori e dal Camarlengo dell’Arte, da tre speziali scelti uno per ciascun terziere della città, e da tre medici.

A Firenze i farmacisti costituivano il membro minore della potente corporazione dei medici e degli speziali. L’iscrizione all’albo richiedeva alcuni anni di tirocinio, l’approvazione dei Maestri dell’Arte (spesso un vero e proprio esame!), il giuramento di esercitare la professione bene e lealmente e il pagamento di una tassa alla corporazione. Una volta superato l’iter obbligatorio, lo speziale veniva dotato di un marchio con cui doveva sigillare i prodotti che uscivano dalla sua bottega. 

A Siena , con un editto del Granduca Cosimo III de’ Medici del 1706, venne fatto obbligo a chi voleva esercitare la professione di speziale, ed essere ammesso all’Arte, di aver frequentato per almeno tre anni le lezioni di un ‘Semplicista’ presso lo ‘Studium’, cioè l’Università, e avere superato positivamente la sua valutazione finale.

DI CHE COSA SI OCCUPAVA UNO SPEZIALE?

Lo speziale svolgeva un’attività certamente molto articolata.

Nella Firenze del Tre-Quattrocento gli speziali rappresentavano una categoria moderatamente abbiente, con un tenore di vita discretamente alto; a Roma, negli stessi anni, molti speziali erano collegati alla curia pontificia ed erano anche banchieri, prestatori, commercianti all’ingrosso di preziose materie prime.

Nel XIV e nel XV secolo investivano i profitti in terre e in una svariata gamma di attività come l’acquisto di taverne, botteghe, macelli. società per la lavorazione del pellame e del cuoio, gestione di mulini e attività estrattive.

Gli Speziali, oltre a preparare essi stessi le medicine su prescrizione dei medici, vendevano le erbe, le droghe e le spezie necessarie alla preparazione dei medicinali, che i medici si volevano preparare da soli. Ma le ‘spezie’ erano usate anche per scopi alimentari. Per cui si deve credere che la bottega dello speziale fosse frequentata non solo da chi necessitava di medicine per gli infermi, ma anche da coloro che usavano le spezie per insaporire le loro vivande. Alcuni speziali si cimentavano poi nella preparazione di dolci ricchi di spezie come i biricuocoli e il panforte.

Gli speziali smerciavano anche profumi ed essenze e i colori per tintori e pittori. Vendevano inoltre la cera per le candele, il sapone, lo spago, la carta da scrivere e l’inchiostro.

Insomma, la bottega dello speziale era un po’ un insieme di farmacia, di profumeria, di pasticceria, di mesticheria e di cartoleria. Fatto sta che dalla vendita di tutte queste merci derivava grande prosperità economica per lo speziale ed il suo era considerato uno dei mestieri più redditizi.

La pratica farmaceutica non era la sola attività degli speziali e la maggior parte degli statuti corporativi cittadini, dal Trecento in poi, si preoccupava di definire dettagliatamente quali fossero i loro ambiti di competenza e i prodotti sui quali avevano l’esclusiva di vendita.

GARANTIRE LA QUALITÀ

Le disposizioni corporative di ogni città erano particolarmente preoccupate di tutelare la qualità dei prodotti. Si proibiva, così, di vendere, zafferano adulterato , cera di cattiva qualità, mescolata a grassi, oli e trementina, confetture contenenti amido o riso, e soprattutto medicinali contraffatti, pena aspre multe e il sequestro dei beni.

I medicinali – soprattutto teriache ( a base di oppio,  usato anche come antidoto per il veleno), unguenti, lattovari (polveri a cui venivano aggiunti sciroppi o miele), cerotti, sciroppi – dovevano essere confezionati secondo quanto disposto dal Collegio dei Fisici o dai consoli degli speziali, e venire sigillati con il marchio della bottega che li aveva prodotti. 

A Firenze e a Pistoia la corporazione esercitava un rigido controllo sulla qualità dei medicinali prevedendo che “veditori” o “saggiatori” facessero ispezioni periodiche, testandoli e verificando la condizione dei locali e delle scaffalature della farmacia.

Precauzioni  venivano imposte per la produzione e la vendita dei veleni, che non potevano assolutamente essere consegnati a schiavi, a servitori o a ragazzi di età inferiore ai venti anni o a prostitute.

Potevano essere vendute solo dal maestro speziale o dal capo dell’officina e sempre dietro prescrizione medica.

Vi erano anche specifiche norme per evitare frodi legati ai pesi e alle misure. I “taratori” controllavano periodicamente  la precisione delle bilance,  le taravano alle bilance di riferimento della corporazione e queste tarate su quelle del Comune.

Anche l’ubicazione dei locali della farmacia aveva una grande importanza nel garantire la buona preparazione dei prodotti e la loro conservazione.

Preparare unguenti, sciroppi, medicinali, creme di bellezza, richiedeva una particolare attenzione sia dal punto di vista igienico, della pulizia , della  ampiezza, luminosità ed areazione.

Nelle vicinanze non dovevano esserci esercizi commerciali come tintorie, macellerie e concerie.