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Fermenti lattici e antibiotici

 

Si sente spesso parlare di fermenti lattici contestualmente alla terapia antibiotica. Ma perché c’è questo accostamento e qualè la funzione dei fermenti lattici?

Gli antibiotici sono medicinali che contrastano la proliferazione di microrganismi (batteri) che causano infezioni, anche comuni.

A prescindere dalla ragione per cui si assumono gli antibiotici, è bene prendersi cura della propria flora batterica intestinale: parliamo di un vero e proprio ecosistema, molto delicato, che può subire alterazioni in caso di terapia antibiotica. Per questa ragione è bene affiancare all’eventuale cura antibiotica l’assunzione di fermenti lattici.

I fermenti lattici sono batteri benefici che possono aiutare a ripristinare l’equilibrio della flora intestinale dopo un trattamento con antibiotici. Gli antibiotici, sebbene utili nel combattere le infezioni batteriche, possono distruggere anche i batteri benefici nell’intestino, causando disbiosi.

L’integrazione di fermenti lattici durante e dopo il trattamento con antibiotici può aiutare a ripopolare l’intestino con batteri benefici, migliorando la digestione e rafforzando il sistema immunitario.

È importante consultare un professionista sanitario prima di iniziare qualsiasi integrazione di fermenti lattici durante o dopo un trattamento con antibiotici, per assicurarsi che sia sicuro e appropriato per la propria situazione.

 

Ecco alcuni fermenti lattici consigliati:

 

– Lactobacillus acidophilus

– Bifidobacterium bifidum

– Lactobacillus rhamnosus

– Streptococcus thermophilus

 

Assicurati di seguire le istruzioni del produttore per quanto riguarda il dosaggio e la frequenza di assunzione.

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Informazioni sul paracetamolo e la Tachipirina

– Il paracetamolo è il principio attivo della Tachipirina, un farmaco utilizzato contro febbre e dolore.

– Non ha effetti antinfiammatori in quanto non è un FANS e agisce sulla COX-3 anziché sulle prostagine dolorose.

– Il paracetamolo è considerato uno dei farmaci più sicuri sul mercato, ma può causare gravi danni al fegato se superata la dose giornaliera.

– Il fegato è responsabile della metabolizzazione del paracetamolo, con il citocromo P450 che aiuta a neutralizzare sostanze tossiche.

– Un metabolita del paracetamolo può essere potenzialmente pericoloso per il fegato, ma il glutatione agisce come “pompiere” per spegnere il fuoco della distruzione.

– In caso di sovradosaggio, il glutatione può esaurirsi, portando a danni epatici gravi.

– L’antidoto all’intossicazione da paracetamolo è l’N-acetil cisteina.

# Dosaggio e precauzioni

– Anche se matematicamente prendere due compresse da 500 mg di Tachipirina sembra equivalere a 1000 mg, dal punto di vista farmacologico non è così.

– A causa delle percentuali perse durante la distruzione della forma farmaceutica, l’assorbimento e il metabolismo, prendere due compresse potrebbe non essere conveniente.

– Se si ha solo la febbre, è consigliabile continuare con la dose da 500 mg, evitando di prenderle contemporaneamente.

– È preferibile prendere una compressa e aspettare almeno 4 ore prima di assumerne un’altra, per un abbassamento della temperatura più controllato.

Queste informazioni sono importanti per comprendere meglio l’effetto del paracetamolo e per evitare possibili danni al fegato dovuti a un uso scorretto della Tachipirina.

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TACHIPIRINA, LA SUA STORIA


Molti sanno che Tachipirina è il nome commerciale del PARACETAMOLO,  però sanno che il paracetamolo, chiamato meno comunemente anche acetaminofene, è il prodotto del metabolismo umano di una sostanza piuttosto tossica: l’acetanilide, derivata dall’anilina. 

acetanilide

 

 

 


L’effetto antipiretico (contro la febbre) e antidolorifico dell’acetanilide fu scoperto casualmente, per un scambio di flaconi, da due medici tedeschi nel 1886, mentre stavano testando (pensate un po’) una sostanza chiamata naftalene come possibile vermifugo; stiamo parlando di prodotti ottenuti e derivati dal catrame di carbone! Sin da allora l’acetilanilide si rilevò molto tossica, tanto che nel 1906 la si dichiarò non più utilizzabile per uso farmacologico. Solo nel 1948 si scoprì che l’acetanilide viene metabolizzata dall’organismo con un processo di ossidazione e trasformata in due sostanze: il paracetamolo (in chimica: 4-acetammido-fenolo), che è il vero responsabile dell’azione terapeutica e in un altro prodotto, l’anilina. Quest’ultima è una sostanza estremamente tossica e causa la metaemoglobinemia (una forma di anemia in cui l’emoglobina viene danneggiata e resa incapace di trasportare l’ossigeno ai tessuti, con conseguente “cianosi”); l’anilina porta inoltre danni a fegato e reni.


E’ molto interessante notare come l’organismo tende a difendersi da sostanze aggressive e tossiche trasformandole, con il proprio meccanismo di autodifesa in sostanze inoffensive oppure più facilmente eliminabili. Alcuni di questi prodotti, tuttavia, mantengono o aumentano l’effetto terapeutico della sostanza di partenza. La moderna farmacologia individua, crea ed utilizza solo queste sostanze, evitando tutti gli effetti tossici dei precursori e liberando l’organismo dal difficile compito della disintossicazione. Il PARACETAMOLO è una di queste sostanze ed oggi è considerato un farmaco molto sicuro ed efficace, se utilizzato ai dosaggi raccomandati da medico, farmacista e foglietto illustrativo.

IL BISNONNO DELLA TACHIPIRINA
Il nome commerciale dell’acetanilide, questo primo precursore primordiale antipiretico e antidolorifico, era ANTIKAMNIA (letteralmente “contrario al dolore”).
L’Antikamnia venne commercializzata nel fine ‘800 in America e Europa, con campagne pubblicitarie “molto aggressive”, dalla omonima compagnia e proposta in varie formulazioni e composizioni che avevano diverse indicazioni terapeutiche.

Le varie specialità in cui era proposta l’Antikamnia comprendevano delle sostanze farmacologicamente molto potenti come  la codeina, chinino e persino morfina ed eroina. Queste sostanze erano aggiunte allo scopo di potenziarne gli effetti  antidolorifici miracolosi, ma se ne trascuravano o si minimizzavano gli effetti tossici, particolarmente evidenti in caso di abuso, come la dipendenza, l’assuefazione o la pericolosa inibizione del processo autonomo della respirazione. Molti furono i casi di intossicazione severa e perfino di morte. 
Per commercializzare in modo impattante l’Antikamnia,  venne pubblicata una serie di calendari ad effetto macabro, raffiguranti nei vari mesi alcuni  scheletri intenti al lavoro e al gioco.

Sicuramente erano del tutto inconsapevoli del fatto che lo stesso prodotto che stavano reclamizzando si sarebbe successivamente dimostrato in molti casi fatale!

PARACETAMOLO, IL NUMERO UNO
Oggi ovviamente utilizziamo solo il farmaco derivato, il PARACETAMOLO, o Tachipirina per i più.
Il paracetamolo dunque  si dimostra un ottimo farmaco antipiretico ed antidolorifico, tanto che lo si può somministrare efficacemente fin dalla primissima infanzia e persino in gravidanza. E’ molto efficace e sicuro se utilizzato alle dosi terapeutiche indicate dal medico, dal farmacista e dal foglietto illustrativo.
Tuttavia bisogna comunque fare molta attenzione, perché non è un farmaco esente da tossicità acuta, se utilizzato in modo improprio e ad alti dosaggi. Purtroppo questo è un fenomeno che in questi ultimi anni sta emergendo in maniera molto evidente, per la bassissima consapevolezza de.
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Mai sentito parlare di cosmetici a base di canapa?

Sì! hai capito bene, sto proprio parlando della famosa fogliolina a sette punte conosciuta in tutto il mondo per i suoi effetti “rilassanti”.

Il CBD sembra essere un ingrediente portentoso per la pelle di viso e corpo. Certo, se esistesse davvero un ingrediente magico, e per giunta naturale, in grado di eliminare rughe, occhiaie, brufoletti e chi più ne ha più ne metta sarebbe la panacea della cosmesi!

CHE COS’È IL CBD?

La storia della cannabis ha origini davvero antiche. Già in epoche lontane, questa pianta veniva seminata e raccolta in vari Paesi del mondo per produrre beni alimentari, fibre tessili e creare medicine naturali. Con il passare del tempo, però, la cannabis venne soppiantata da altre coltivazioni e la memoria dei suoi numerosi utilizzi andò lentamente perdendosi. Ciò fu ulteriormente favorito dall’introduzione di leggi contro il consumo e la commercializzazione di maijuana per scopi ricreativi.

Tuttavia, negli ultimi anni, la canapa sta vivendo un processo di rivalutazione a tutto tondo e le sue applicazioni in campo industriale e scientifico si stanno moltiplicando.

In particolare, nell’ambito medico, l’attenzione odierna pare concentrarsi sui derivati della Cannabis Sativa, o meglio, sull’estrazione e l’utilizzo di una delle principali sostanze chimiche di cui si compone la pianta: il CBD, in quanto estratto ricco di proprietà.

Detto anche cannabidiolo, è un composto chimico naturale presente nella pianta di cannabis.

Diversamente dal famoso THC (anch’esso naturalmente presente nella cannabis), il cannabidiolo non presenta effetti psicotropi sull’organismo, non crea assuefazione e sembra possedere delle caratteristiche potenzialmente benefiche che lo potrebbero rendere adatto a una vasta gamma di applicazioni terapeutiche per il corpo e per la psiche.

A questo proposito, dal punto di vista prettamente dermatologico, alcune evidenze precliniche sembrano suggerire che l’applicazione topica di CBD possa essere efficace per alcuni disturbi della pelle, come eczema, psoriasi, dermatite e altre condizioni infiammatorie.

Inoltre, di recente, il cannabidiolo è stato aggiunto nel CosIng (un database della Commissione Europea che racchiude le informazioni sulle sostanze e gli ingredienti cosmetici) in quanto materia sicura e utilizzabile nella formulazione di prodotti cosmetici anti-sebo, antiossidanti e protettivi.

sarà forse il CBD la nuova panacea di tutti i “mali” cutanei?

È ancora presto per dirlo. Fatto sta che sempre più aziende cosmetiche stanno producendo creme, sieri e trattamenti a base di CBD per la cura e bellezza quotidiana della pelle di viso e corpo. Ma quali sono i reali effetti di questa sostanza per uso topico, se applicata quotidianamente?

CREMA AL CBD SULLA PELLE: QUALI SONO GLI EFFETTI?

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Potremmo dire che il CBD è praticamente la nuova tendenza del mondo beauty. Infatti sono sempre di più i prodotti in vendita che, tra i principi attivi, vantano la presenza di cannabidiolo.

Ma applicare tutti i giorni prodotti a base di CBD sulla pelle, che benefici può apportare?

Dal punto di vista prettamente medico, alcuni studi confermano che l’estratto di CBD sotto forma di olio, quando addizionato a prodotti formulati e registrati come medical devices, può aiutare a:

  • Prevenire l’indebolimento della barriera cutanea;

  • Combattere la disidratazione e secchezza della pelle, e regolare la produzione di sebo;

  • Ridurre il rossore, il dolore e il gonfiore associati all’acne infiammatoria e ad altre patologie o irritazioni cutanee come la psoriasi.

 

 

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